Lezione 1: Dove passa davvero un video

Indice dei contenuti
Lezione 1 di 3 · Il canale Teoria + Laboratorio + Mini-test

Obiettivi della lezione

In questa lezione non si monta niente. Si costruisce il tubo: il modo in cui una clip girata col telefono arriva sul computer dove l'assistente lavora, e il modo in cui il video finito torna indietro. Sembra la parte noiosa, ed è quella dove si ferma quasi chi ci prova.

Alla fine della lezione riesci a:

  • Spiegare perché un bot di Telegram non può fare questo lavoro, con il numero in mano;
  • Scegliere fra le tre strade possibili sapendo che cosa costa ognuna;
  • Collegare il tuo account e proteggere il file che ne esce;
  • Mandare un lavoro e vederlo arrivare sul computer.

Il giro, in cinque passi

Il giro è questo: registro, mando le clip, ricevo il video montato, controllo, pubblico. Detto così sembra una cosa da un pomeriggio, e non lo è: montarlo è stato mezzo lavoro, farlo arrivare l'altro mezzo. Questo corso è quell'altro mezzo.

Questo corso è quei giorni. E comincia da qui, perché i cinque passi non hanno lo stesso peso:

  1. Registri le clip col telefono, come le hai sempre girate.
  2. Le mandi in una chat di Telegram, e scrivi due righe su che cosa vuoi.
  3. L'assistente le scarica sul tuo computer e le guarda una per una.
  4. Monta, seguendo le tue regole.
  5. Ti rimanda il video nella stessa chat.

Il passo 3 è quello che fa cadere tutti, e cade su un numero che nessuno guarda prima.

Il muro dei 20 megabyte

La prima idea che viene a chiunque è di fare un bot. Si apre Telegram, si scrive a @BotFather, in trenta secondi esce un gettone e sembra fatta. Poi si manda il primo video e il bot non riesce a scaricarlo.

Il motivo sta scritto sulla documentazione ufficiale di Telegram, nella pagina core.telegram.org/bots/api, alla voce getFile, con queste parole esatte:

Dalla documentazione di Telegram

«For the moment, bots can download files of up to 20MB in size.»

Per il momento, i bot possono scaricare file fino a 20 MB. E per mandarli: «Bots can currently send video files of up to 50 MB in size».

Adesso il confronto. Un minuto girato col telefono, in alta definizione, pesa fra 150 e 400 MB. Il limite non è stretto: è dieci o venti volte più piccolo di quello che serve. E non c'è nessun trucco che lo aggiri, perché a rifiutare è il server di Telegram, non il tuo programma.

Perché questo numero non si vede nei video

Chi mostra il risultato finito ha già risolto il problema e non ci pensa più. Chi guarda parte da un bot, sbatte contro il muro alla prima prova, e non capisce se ha sbagliato lui. Non ha sbagliato niente: ha scelto la strada che non porta da nessuna parte.

Le tre strade, e quale conviene

Le strade sono tre. Le ho provate tutte e tre prima di scegliere, e la tabella dice perché:

StradaScaricaMandaChe cosa costa
Bot normale20 MB50 MBNiente, e infatti non serve
Bot + server Bot API in localesenza limite2000 MBUn programma da compilare e un processo da tenere acceso
Il tuo account2 GB2 GBUn file di sessione da proteggere

La seconda strada esiste e funziona: Telegram distribuisce il codice del proprio server, e chi se lo compila si toglie il limite. Il prezzo è un processo in più che deve essere vivo ogni volta che mandi un video, e che il giorno che è spento fa fallire tutto in silenzio. Per una persona sola che monta i propri video è una macchina complicata per un problema semplice.

La terza è quella che uso. Il tuo account non passa dalla porta dei bot: passa dalla stessa porta che usa l'applicazione di Telegram sul tuo telefono, e da lì il limite è 2 GB per file, 4 con Telegram Premium. Non c'è niente da installare in più e niente da tenere acceso: la stessa strada da cui il video è partito lo riporta indietro.

E la chat da usare è già lì: i Messaggi salvati. È una conversazione con te stesso che Telegram dà a tutti, non ci entra nessun altro, e niente di quello che ci metti viene condiviso.

Il file che vale quanto la password

Questa strada ha un prezzo, e lo dico adesso invece che alla fine, perché è il punto su cui in aula si alzano sempre le mani.

Quando colleghi il tuo account, sul computer nasce un file di sessione. Quel file è il tuo Telegram: chi se lo porta via entra nelle tue conversazioni senza bisogno del codice che ti arriva sul telefono. Una password si cambia in un minuto. Questa è una chiave già girata nella serratura, e finché non la revochi resta girata.

Le quattro regole del file di sessione

  1. Sta fuori dalla cartella del progetto. Se un giorno quella cartella finisce su GitHub o dentro a un backup condiviso, la sessione ci va insieme.
  2. Permessi 600, cioè leggibile solo da te.
  3. Non si copia su un altro computer «per comodità»: due copie sono due posti da cui può uscire.
  4. Si revoca da Telegram, Impostazioni, Dispositivi, quando non serve più o se hai un dubbio. Ci vogliono dieci secondi.

Vale anche l'altra metà: siccome quel file apre tutto il tuo Telegram, l'assistente che lavora per te ha in mano molto più dei tuoi video. È una ragione in più per far girare questa roba sul tuo computer e non su un servizio di qualcun altro.

Prepararsi, una volta sola

La preparazione la fai una volta e poi non ci torni più. I passi, con i comandi da copiare per Mac, Windows e Linux, stanno nella preparazione guidata: aprila di fianco e falla mentre leggi, oppure falla dopo.

Qui dico solo che cosa stai preparando, perché sapere a che cosa servono quelle tre cose ti serve il giorno che una si rompe.

  1. Due codici che ti dà Telegram. Si prendono da my.telegram.org riempiendo un modulo, in tre minuti. Servono a dire a Telegram che quel programma sul tuo computer ha il permesso di parlare col tuo account. Non sono la tua password e non ci si entra dentro: sono il lasciapassare del programma, e si trattano come le chiavi di casa.
  2. Un angolo del computer dove sta la roba di questo lavoro. Una cartella nascosta con dentro le due librerie che servono, tenute separate da tutto il resto: così il giorno che vuoi buttare via tutto cancelli quella e non hai sporcato niente. È lo stesso motivo per cui non tieni i preset di un progetto dentro a quelli di sistema.
  3. Il collegamento all'account. La prima volta il programma ti chiede il numero e il codice che Telegram ti manda. Dalla seconda in poi non chiede più niente, perché si è scritto il file di sessione di cui sopra.

C'è una parola in più nel comando, e conta

Fra le due librerie da installare una si chiama cryptg e fa i conti della cifratura in fretta. Senza, gli stessi conti si fanno lentamente: un file da mezzo giga smette di scendere in pochi secondi e ci mette dei minuti, e sembra che il programma si sia piantato. Costa una parola nel comando di installazione, quindi si mette sempre.

Come si segna un lavoro

Resta una domanda pratica: fra tutte le cose che hai nei Messaggi salvati, come fa l'assistente a sapere quali clip sono di questo lavoro?

La risposta ingenua è «prendi gli ultimi video», e non regge: gli ultimi quanti? E se ieri ne avevi mandati altri? Meglio un marcatore. Mandi le clip nell'ordine in cui le vuoi, e poi un messaggio che comincia con una parola convenuta:

/monta reel verticale per Instagram, taglia i primi
2 secondi della prima che è mossa, musica sotto
piano, sottotitoli

La regola diventa esatta: un lavoro è fatto dai video mandati prima di un /monta, fino al /monta precedente. Così puoi accodare tre lavori diversi in giornata e restano tre lavori, invece di un mucchio solo. E siccome il messaggio col marcatore ha un numero suo, quando il lavoro è finito basta segnarsi quel numero per non ripescarlo mai più.

Perché un marcatore e non una cartella condivisa

Perché il marcatore porta con sé le istruzioni. In una cartella condivisa ci sono i file e basta, e quello che vuoi va scritto da un'altra parte. Qui il messaggio è insieme la consegna e l'ordine di partenza, e lo scrivi col pollice mentre cammini.

Laboratorio: il canale che funziona

Obiettivo: mandare tre clip dal telefono e vederle comparire sul computer.

Consegna

  1. Crea l'applicazione su my.telegram.org e metti le due variabili nel tuo profilo della shell. Riapri il terminale e controlla con echo $TG_API_ID che ci siano.
  2. Prepara l'ambiente con i due comandi del paragrafo precedente.
  3. Collega l'account e, appena finito, controlla i permessi del file di sessione. Se non sono 600, sistemali.
  4. Gira tre clip col telefono, corte, dieci secondi l'una. Falle diverse apposta: una in orizzontale, due in verticale, e una senza parlare.
  5. Mandale ai Messaggi salvati nell'ordine, poi scrivi /monta prova.
  6. Scarica il lavoro e guarda che cosa è arrivato: tre file e le tue istruzioni.
  7. Controlla il peso delle tre clip. Se una supera i 20 MB, hai appena visto con i tuoi occhi perché il bot non serviva.

Risultato atteso

Una cartella con tre file video e un elenco che, per ogni clip, dice durata, misure, quanti fotogrammi al secondo e se ha l'audio. Quelle informazioni sono quello che l'assistente leggerà nella Lezione 3 per decidere i tagli: tienile d'occhio, soprattutto la riga della clip girata senza parlare.

Mini-test di autoverifica

Istruzioni

Sezione A: 4 domande a risposta multipla (1 punto). Sezione B: 1 domanda aperta (3 punti). Totale 7. Soglia: 60% (5/7).

Sezione A: risposta multipla

  1. Un bot di Telegram può scaricare file fino a:
    a) 2 GB   b) 50 MB   c) 20 MB   d) non c'è limite
  2. Il file di sessione va tenuto:
    a) nella cartella del progetto, per comodità   b) fuori dal progetto, con permessi 600   c) su una chiavetta   d) dentro al codice
  3. Si usano i Messaggi salvati perché:
    a) sono più veloci   b) sono una chat che esiste già e dove non entra nessun altro   c) non hanno limiti di peso   d) li legge solo il bot
  4. Il confine di un lavoro è:
    a) gli ultimi cinque video   b) i video dell'ultima ora   c) i video mandati prima di un /monta   d) tutti i video della chat

Sezione B: risposta aperta

  1. (3 punti) Un conoscente ti dice che ha fatto un bot Telegram che monta i video e che a lui funziona. Scrivi in tre righe le due domande che gli faresti per capire se sta davvero facendo quello che dice.
Mostra risposte corrette

Sezione A

  1. c: 20 MB, e sta scritto a lettere sulla documentazione ufficiale.
  2. b: fuori dal progetto, perché una cartella di progetto prima o poi viene copiata o condivisa.
  3. b: e vale anche che non ci arriva niente a nessun altro.
  4. c: il marcatore porta con sé anche le istruzioni.

Sezione B, risposta modello

5. Le due domande utili sono: quanto pesano i video che gli mandi? e hai messo su un server Bot API tuo? Se i video stanno sotto i 20 MB, il bot funziona davvero: sono clip corte, molto compresse, o già passate da un'applicazione che le rimpicciolisce. Se invece manda video pieni e non ha un server suo, sta usando l'account e non un bot, oppure gli sta arrivando qualcosa di diverso da quello che crede. Nessuna delle due è una bugia: è che «bot» in giro si usa per dire «programma».

Valutazione (su 7)

  • 7: ottimo. 5-6: sufficiente. < 5: rileggi il paragrafo sulle tre strade, è quello su cui sta in piedi il resto del corso.

Riassunto della lezione

Cosa hai imparato

  • Un bot scarica 20 MB. Un minuto girato col telefono ne pesa dieci o venti volte tanto, quindi il bot è la strada sbagliata e lo si sa prima di provarci.
  • Restano due strade. Il server Bot API in locale toglie il limite e aggiunge un processo da tenere vivo; il tuo account arriva a 2 GB senza niente da tenere acceso.
  • I Messaggi salvati sono la casella. Esistono già, sono solo tuoi, e non ci arriva niente a nessuno.
  • Il file di sessione vale quanto la password, e sta fuori dalla cartella del progetto con permessi 600.
  • Un lavoro si segna con /monta, che è insieme il confine e la consegna.

Prossimi passi

Nella Lezione 2, La catena che non si rompe le tre clip che hai girato diventano un video solo. È lì che si incontrano i due guasti peggiori di tutta la faccenda, quelli che escono senza nessun messaggio di errore: il file c'è, dura il tempo giusto, e dentro è sbagliato.

Federico BoggiaRispondo io, in giornata

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